CULTURA CREA: AIUTO PER LA FILIERA CULTURALE E CREATIVA

CULTURA CREA IN GAZZETTA UFFICIALE

in gazzetta ufficiale il regime d’aiuto a sostegno della creazione e sviluppo di iniziative imprenditoriali nel settore cultura e turismo.

Invitalia gestisce così il decreto del ministero per i beni culturali e per il turismo sottoscritto il 10 dicembre 2020, diretto a valorizzare la filiera culturale e creativa delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

LE 3 NOVITA’ DEL DECRETO MINISTERIALE

Tre sono le principali novità introdotte dal decreto:

  1. La platea dei beneficiari si allarga, per i progetti integrati, anche alle reti d’impresa.
  2. Al fine di favorire la conoscenza delle opportunità offerte da Cultura Crea, l’Autorità di gestione ha definito un piano di promozione e di supporto alla presentazione delle domande di finanziamento.
  3. alla luce della pandemia di Covid-19, a favore delle imprese in possesso dei requisiti di accesso alle misure dell’iniziativa e che siano attive al 1° gennaio 2020, è riconosciuto un contributo a fondo perduto finalizzato alla copertura delle esigenze di capitale circolante, del valore massimo di 25mila euro.

Un ulteriore punto che viene chiarito a proposito della misura è relativo alle risorse a disposizione. Infatti, agli interventi previsti da Cultura Crea vengono assegnati anche fondi del Programma operativo complementare Cultura e sviluppo, al fine di assicurare la piena copertura finanziaria delle iniziative ammissibili e non agevolabili, nonchè dei contributi per il capitale circolante e delle azioni di tutoraggio, accompagnamento e promozione della misura.

LE 3 LINEE DELL’INTERVENTO

Cultura Crea può contare su budget di 107 milioni di euro, che può salire a 114 milioni, a sostegno di neo imprese e team di persone fisiche, PMI, imprese sociali e onlus attive nelle industrie creativa, culturale e turistica nelle Regioni del Mezzogiorno destinatarie del PON Cultura 2014-2020.

Il regime di aiuto per la filiera culturale e creativa nelle Regioni in ritardo di sviluppo – cioè Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia – è articolato in tre linee di intervento:

  • Nuove Imprese dell’industria culturale (Titolo II del DM dell’11 maggio 2016), con una dotazione finanziaria di 41,7 milioni di euro,
  • Imprese dell’industria culturale e turistica (Titolo III), con risorse per 37,8 milioni di euro,
  • Terzo settore nell’industria culturale (Titolo IV), a valere su risorse per 27,4 milioni di euro.
  • Nuove imprese dell’industria culturale

NEOIMPRESE DEL MEZZOGIORNO

La prima linea di intervento è dedicata a due tipologie di beneficiari, ubicati nelle Regioni Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia:

  • le imprese dell’industria culturale, comprese le cooperative, costituite da non più di 36 mesi, iscritte nel Registro delle imprese e in regola con le norme vigenti,
  • le persone fisiche che vogliono costituire un’impresa, purché la costituzione avvenga entro 30 giorni dalla comunicazione di ammissione alle agevolazioni.
  • In entrambi i casi sono ammessi agli aiuti i programmi di investimento avviati successivamente alla presentazione della domanda e da concludere entro 18 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento.

Gli investimenti, di importo non superiore a 400mila euro, possono riguardare la creazione o l’introduzione di innovazioni di processo, di prodotto o servizio, organizzative, di mercato, in una delle aree indicate:

  • economia della conoscenza, cioè sviluppo e/o applicazione di tecnologie innovative e/o tecnologie chiave abilitanti per la creazione e/o l’implementazione di dati e informazioni in grado di accrescere, qualificare o innovare le modalità e gli strumenti di archiviazione, organizzazione, condivisione, accessibilità, e gestione delle conoscenze legate all’industria culturale,
  • economia della conservazione, cioè sviluppo e applicazione di processi e protocolli innovativi nel quadro delle attività conservative – restauro, manutenzione, recupero, rifunzionalizzazione – relativamente a materiali, tecnologie, tecniche e strumenti adottati, con particolare riferimento alle attività di diagnostica di monitoraggio e di analisi per la valutazione della vulnerabilità, alle attività di prevenzione e di gestione dei rischi e dei fattori di degrado, ai materiali e alle tecniche di intervento, alle soluzioni impiantistiche innovative ed energeticamente efficienti, applicate al patrimonio materiale ed immateriale,
  • economia della fruizione, che riguarda lo sviluppo di:
    • modalità e strumenti innovativi di offerta di beni e sistemi di beni in forma integrata con le risorse del territorio, processi innovativi per la gestione – acquisizione, classificazione, valorizzazione, diffusione – del patrimonio culturale e risorse del territorio;
    • piattaforme digitali, prodotti hardware e software per nuove modalità di fruizione e nuovi format narrativi, di comunicazione e promozione, estendibili anche a specifiche categorie della domanda;
    • dispositivi ed applicazioni a supporto e assistenza di specifici target di domanda e fruizione;
    • attività legate all’incremento dell’offerta collegata alla fruizione turistico culturale;
  • economia della gestione, cioè sviluppo di strumenti e soluzioni applicative in grado di ingegnerizzare le attività di gestione di beni e attività culturali.

Le spese ammissibili alle agevolazioni comprendono:

  • macchinari, impianti, attrezzature, arredi e mezzi mobili, purché strettamente necessari e collegati al ciclo di produzione,
  • beni immateriali ad utilità pluriennale, quali programmi informatici, brevetti, licenze e marchi, nonché certificazioni, know how e conoscenze tecniche, anche non brevettate.

Nel limite del 20% dell’importo sono ammissibili anche le spese di gestione per:

  • personale interno qualificato;
  • servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione;
  • consulenze esterne specialistiche prestate da Università e Centri di ricerca pubblici o da imprese e persone fisiche dotate di documentate competenze in materia.

Due le forme di aiuto previste:

  • un finanziamento agevolato a tasso zero pari al 40% delle spese ammissibili della durata massima di otto anni di ammortamento, oltre ad un preammortamento di un anno per il periodo di realizzazione dell’intervento;
  • un contributo a fondo perduto pari al 40% delle spese ammissibili.

La somma del finanziamento agevolato a tasso zero e del contributo a fondo perduto, pari in linea di massima all’80% della spesa ammissibile, può essere incrementata al 90% nel caso in cui l’impresa richiedente abbia le caratteristiche di impresa femminile o impresa giovanile o sia in possesso del rating di legalità.

CULTURA CREA NELLE IMPRESE CULTURALI

La seconda linea di intervento riguarda le imprese che sono costituite in forma societaria da almeno 36 mesi, incluse le cooperative, con programmi di investimento nei settori dell’industria culturale, turistica, creativa, dello spettacolo e dei prodotti tipici locali. In questo caso, l’unità produttiva dovrà essere ubicata nei Comuni delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia inseriti nell’elenco delle aree di attrazione culturale allegato al DM dell’11 maggio 2016 (la Sicilia è esclusa).

I programmi di investimento, avviati dopo la presentazione della domanda di aiuto, potranno arrivare all’importo di 500mila euro e riguardare una delle tre aree di intervento indicate:

  • fruizione turistica e culturale degli ambiti territoriali di riferimento degli attrattori,
  • promozione e comunicazione per la valorizzazione delle risorse culturali,
  • recupero e valorizzazione di produzioni locali di beni e servizi.

Le spese ammissibili per Cultura Crea corrispondono a quelle della prima linea di intervento, quindi investimenti materiali e immateriali e spese di gestione, nel limite del 20% dell’importo, per personale, servizi ICT e consulenze.

Due le forme agevolative:

  • un finanziamento agevolato senza interessi pari al 60% delle spese ammissibili della durata massima di otto anni di ammortamento, oltre ad un preammortamento di un anno per il periodo di realizzazione dell’intervento;
  • un contributo a fondo perduto pari al 20% delle spese ammissibili.

Come nella prima linea di intervento, la somma degli incentivi sale dall’80% al 90% in caso di imprese femminili, giovanili o in possesso del rating di legalità.

TERZO SETTORE DI INDUSTRA CULTURALE

Il Terzo settore è il protagonista dell’ultima linee di intervento, destinata a imprese sociali, comprese le cooperative, e ONLUS, con unità produttiva ubicata nei Comuni delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia inseriti nell’elenco delle aree di attrazione culturale allegato al DM dell’11 maggio 2016.

I programmi di investimento, da avviare dopo la presentazione della domanda e di importo non superiore a 400mila euro, possono riguardare:

  • attività collegate alla gestione degli attrattori e delle risorse culturali del territorio,
  • attività collegate alla fruizione degli attrattori e delle risorse culturali del territorio,
  • attività di animazione e partecipazione culturale.

Confermati anche in Cultura Crea gli investimenti in impianti e macchinari, da una parte, e software e brevetti, dall’altra, quali costi ammissibili, mentre le spese di gestione non sono ammesse per questa linea d’azione.

Escluse anche le agevolazioni in forma di finanziamenti, mentre i contributi a fondo perduto coprono l’80% delle spese ammissibili e possono salire al 90% per imprese femminili, giovanili e in possesso del rating di legalità.

 

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