Credito d’imposta industria tessile e moda sulle rimanenze in magazzino.

Credito d’imposta industria tessile e moda: bonus per le imprese di 40 settori.

La firma del decreto Mise ha stabilito la lista dei codici Ateco. Il credito di imposta del 30% sarà operativo dopo un provvedimento delle Entrate. Il tetto di spesa per lo Stato è di 245 milioni.

Sono ammesse al credito d’imposta sulle rimanenze di magazzino 40 attività dell’industria tessile-moda, del calzaturiero e della pelletteria.

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto che ne contiene la lista aggiornata e completa.

Pare essere in dirittura d’arrivo, dunque, il processo che renderà operativa l’agevolazione anti-crisi inserita nel decreto rilancio del 2020 e rinnovata per il 2021 con il decreto sostegni-bis. Lo step finale sarà un provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

Cosa prevede il bonus?

Il “bonus” dovrebbe finanziare quelle imprese che, durante la pandemia, hanno subito importanti danni a causa della stagionalità dei prodotti.

Il decreto Mise elenca 40 Codici Ateco che le imprese dovranno prendere come riferimento per poter verificare di potere avere diritto al credito d’imposta previsto nella misura del 30% del valore delle rimanenze finali di magazzino eccedente la media dello stesso valore registrato nei tre periodi d’imposta precedenti a quello di spettanza del beneficio.

Nella lista dei Codici Ateco si va dalla fabbricazione di tessuti a maglia a quella di tappeti e moquette, dalla biancheria e l’intimo all’abbigliamento sportivo e alla produzione di «prodotti per toletta: profumi, cosmetici, saponi e simili», di bigiotteria e pietre per gioielleria, di ombrelli e bottoni e montature per occhiali.

Per la lista completa dei Codici Ateco contattaci e resta aggiornato sul nostro blog.

Il credito d’imposta prevede un importo massimo di 95 milioni di euro per l’anno 2021 e 150 milioni di euro per l’anno 2022 e viene riconosciuto fino all’esaurimento di tale importo.

Come previsto da Decreto Sostegni Bis, le imprese che mirino al credito d’imposta dovranno presentare all’Agenzia delle entrate opportuna comunicazione.

Sarà l’Agenzia delle Entrate a definire, tramite provvedimento, le modalità, i termini di presentazione e il contenuto della comunicazione, oltre alle modalità di monitoraggio degli utilizzi del tax credit e del rispetto dei limiti di spesa.

Per ciò che attiene al calcolo delle rimanenze, il decreto rilancio del 2020 prevede che i controlli avvengano in relazione ai bilanci, se certificati.

Saranno, invece, tenuto alla presentazione di una certificazione della consistenza delle rimanenze di magazzino (rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione abilitati), tutte quelle imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di collegio sindacale.

 

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